Nerini (Cisl-Fp): “Nei fatti esiste una doppia sanità. Sbagliato puntare solo sul privato accreditato per smaltire le liste, la sanità pubblica deve restare centrale e non può essere privatizzata. Serve una svolta reale e condivisa con i sindacati.”
“Sulle liste d’attesa serve una svolta reale e condivisa con le organizzazioni sindacali. La pazienza dei lavoratori della sanità e dei cittadini toscani è finita”. A dirlo è il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Toscana, Andrea Nerini.
“La Toscana – dice Nerini – continua a navigare in acque instabili sul fronte delle liste d’attesa in sanità. Nonostante annunci e piani da milioni di euro, cittadini e lavoratori del comparto denunciano una situazione di persistente sovraffollamento e forte disomogeneità territoriale”.
“La Cisl-Fp Toscana, che rappresenta i lavoratori della sanità pubblica ed è quotidianamente in contatto con infermieri, ostetriche, tecnici e operatori sociosanitari, chiede all’assessora regionale alla Sanità e Politiche Sociali, Monni, di superare la logica delle misure estemporanee e avviare una vera svolta nella gestione delle liste d’attesa, attraverso un quadro chiaro, condiviso e sostenibile anche sul piano della qualità del lavoro.”
“Nel 2026 – continua il segretario Cisl-FP – la Regione ha stanziato 32 milioni di euro per il contenimento delle liste d’attesa, di cui 20 milioni destinati al pubblico e 12 al privato accreditato. Parallelamente, sono stati ampliati gli orari di lavoro, con prestazioni previste anche nelle fasce serali e nei weekend. Sulla carta, il messaggio è chiaro: le liste vanno ridotte. Tuttavia, è evidente che la politica dei ‘pacchetti finanziari’ non è più sufficiente se non accompagnata da una riforma strutturale del sistema, dell’organizzazione del lavoro e da una reale responsabilizzazione di tutte le componenti della sanità pubblica e privata.”
“Nei fatti – denuncia Nerini – esiste una doppia sanità: la stessa prestazione ha tempi di attesa diversi a seconda del territorio, dell’ASL di riferimento, della disponibilità di personale e della capacità di utilizzo delle risorse. In alcune Aree vaste i cittadini attendono settimane o mesi oltre i tempi massimi previsti, mentre in altri territori i tempi risultano più contenuti, pur a parità di codice di priorità. Chiediamo che il dibattito sulle liste d’attesa non si limiti alla quantità di prestazioni erogate, ma coinvolga concretamente medici di base, dirigenti sanitari e organizzazioni sindacali nella definizione di criteri di priorità più rigorosi e in percorsi condivisi di appropriatezza clinica.”
“La Regione – dice Nerini – punta sempre più sul privato accreditato per smaltire le liste, ma questo non deve diventare il canale privilegiato per scaricare sul settore privato le criticità del sistema pubblico. La sanità pubblica deve restare il riferimento centrale, con personale stabile, risorse adeguate e condizioni di lavoro dignitose. Non possiamo accettare che la sanità pubblica venga privatizzata attraverso i numeri.”
“Le liste d’attesa – conclude il sindacalista – non sono solo un problema organizzativo, ma il risultato di scelte che negli anni hanno favorito l’esternalizzazione dei servizi e la compressione dei salari e delle risorse per il personale. L’Assessorato dispone degli strumenti per avviare una svolta: è necessario superare la stagione dei proclami e costruire insieme alle organizzazioni sindacali un modello di sanità pubblica più equo, trasparente e sostenibile. Perché la salute dei cittadini e quella dei lavoratori devono procedere di pari passo.”
Firenze, 29 aprile 2026